(immagine tratta dal sito http://www.3click.tv)Autostrada A3. Poi, da Caserta, autostrada A1.
Viaggio Cosenza - Bergamo.
Decidiamo con mia moglie di fare una sosta.
Mi sgranchisco le gambe, una pisciatina, il panino, rifornimento e via.
Vado alla cassa, fila lunga.
Che palle, penso. Mi concentro su un particolare: la maggioranza dei poveri cristi in fila non ha nulla in mano. Ah, già che stupido: se vuoi un muffin o un caffè, prima devi fare lo scontrino. La fila scorre. Mi avvicino. Ancora ce ne sono 5 o 6 prima di me. Ora ascolto quasi distintamente il dialogo cliente-cassiere.
No. Non erano panini, caffè, succhi di frutta. O almeno, non erano solo quelli. Accanto ad ogni ordinazione, la mano del cliente giunto dinanzi al cassiere si posa sempre su una scheda del Gratta e Vinci posta in bella mostra.
Il signore anziano, la mamma di 3 indiavolati bambini, il ragazzo proprio dinanzi a me. Tutti invasi dall'ansia di azzardare. Di vincere. Di dare una svolta a questa vita del cazzo. Ma non tramite il lavoro, l'impegno, l'abnegazione e le competenze...che, detto tra noi, effettivamente servono a poco.
Ed allora meglio affidarsi all'alea, alla fortuna, al culo.
Ora vi racconto una favoletta.
Nel 1993 gli italiani spesero per i giochi d'azzardo
6,67 miliardi di euro.
Poi, successe qualcosa. L'Italia DOVEVA entrare nella zona euro. Ma per essere accettati in questo esclusivo club servivano soldi, tanti soldi ("parametri di Maastricht"). Così, ci si scervellò sulla possibilità di avere un maggiore gettito fiscale senza aumentare le tasse. Pensa che ti ripensa,
qualcuno ebbe un lampo di genio ricordando che esiste una tassa che la gente è disposta a pagare divertendosi pure: il gioco d'azzardo.
Bene! Disse quel
qualcuno. Allora liberalizziamo, moltiplichiamo le frequenze delle giocate, inventiamoci nuovi giochi, insomma, disse sempre quel qualcuno: creiamo un'industria del gioco d'azzardo!
Le giocate settimanali del lotto arrivarono a 3, si introdussero nuovi giochi come il Totogol, il Totosei, il famoso SuperEnalotto, le Lotterie istantanee, le scommesse sportive, sino al gioco online 24 ore su 24.
A distanza di 14 anni da quella geniale intuizione, ecco il dato del 2007: i miliardi di euro spesi dagli italiani sono stati
42. E nel 2008 si stima siano stati addirittura
59.
In sintesi: gli italiani, ancora una volta, risposero all'unisono!
Solo che a quel
qualcuno che nel 1993 fondò lo stato biscazziere, in realtà venne in mente una famosa frase di Camillo Benso Conte di Cavour: "il gioco d'azzardo legalizzato è la tassa degli imbecilli".
Proprio imbecilli, sì, soprattutto se si considera il fatto che la maggioranza delle persone che giocano d'azzardo sono quelle appartenenti ai ceti economicamente più sfavorevoli: casalinghe, pensionati, occupati precari
http://centrostudi.gruppoabele.org/gambling/?q=system/files/Conagga_ricerca_nazionale_2008.pdfRicapitolando: il gioco d'azzardo è una
tassa, è
versata volontariamente,
colpisce chi è più povero ed in più è pagata col
sorriso sulle labbra.
Insomma il
qualcuno che fondò l'industria italiana del gioco d'azzardo ripose fiducia sull'imbecillità degli italiani e la disperazione dei ceti emarginati dallo sviluppo del turbocapitalismo.
E ne fu ripagato. Alla grande.