martedì 4 agosto 2009

Cosenza quarto mondo 3

Ecco a voi 5 cartoline fresche fresche di Cosenza.

A mio avviso, queste 5 foto, scattate proprio stamattina, rappresentano meglio di ogni discorso la grave situazione di crisi in cui riversa l’amministrazione di questa città.


Esercizi commerciali che emigrano in massa nella vicina Rende.

Randagismo dilagante che ormai non risparmia nemmeno il “salotto buono” della città.

Situazione rifiuti che sarebbe eufemistico definire “al collasso”, in realtà già collassata da un pezzo.











mercoledì 29 luglio 2009

Cosenza quarto mondo 2











Oggi, 29 luglio 2009, sarebbe troppo facile pubblicare sul blog le foto della mia città costellata di cassonetti per la raccolta dell'immondizia stracolmi di rifiuti e magari condire il tutto con qualche commento tagliente e retorico.
D'altra parte, se l'azienda che si occupa della raccolta è in fallimento e non paga i dipendenti da 3 mesi, è naturale aspettarsi scioperi e disservizi.

No. Da bastian contrario quale spero di essere, oggi ed in futuro, tenterò di criticare sempre più, non solo gli artefici di questa situazione da quarto mondo, cioè i politici inetti e/o corrotti (a tal proposito ribadisco la mia opinione: nonostante tutto, sono più i primi che i secondi), bensì anche i miei concittadini.
Avete le visto le foto riportate sopra? Esse ritraggono i sedili di Corso Mazzini, orribilmente oltraggiati da cumuli di rifiuti posti dai soliti idioti sulle loro cavità sommitali.

Un trancio di pizza, una birra, due risate.
E dopo? Dove butto gli avanzi?

Nel cestino lì a dieci metri?

Ma nooooo, troppa fatica.
Buttalo qui sopra: tanto non si vede!


Le riflessioni che faccio sono due:
1) la grande quantità e diversità di oggetti abbandonati e la totalità dei sedili insozzati, mi fa pensare che i responsabili nn siano pochi porci, ma la stragrande maggioranza dei frequentatori del cosiddetto "salotto buono" di Cosenza;
2)i miei concittadini hanno una straordinaria capacità di non accorgersi delle brutture che li circondano: non una protesta, non un articolo sul giornale. Addirittura, posso assicurarvelo, nessuno si è minimamente accorto di quello strano tizio col pizzetto che stava scattando foto sotto il sole a 35° non ad artistiche statue, ma ad anonimi sedili.

Qua non c'entra nè la Vallecrati, nè il sindaco, nè il dipendente fannullone.

Qua, con l'inciviltà o con l'indifferenza, c'entriamo solo noi.

Inkazzatevi, per favore!!!!

martedì 21 luglio 2009

TRASFUSIONE ETNICA



Ci stanno succhiando il
sangue.

(http://www.svimez.it/ rapporto SVIMEZ 2009 sull'economia del mezzogiorno).

Negli ultimi 10 anni, 700.000 dei nostri conterronei, diconsi s e t t e c e n t o m i l a, sono emigrati per lavoro.
In pratica, è come se avessimo trasferito nel profondo nord l'intera regione Basilicata (o la provincia di Cosenza).

Ma, attenzione, non è solo una questione di quantità, ma soprattutto di qualità: la percentuale di laureati col massimo dei voti (110/110 e lode) emigrata al nord è passata dal 25% del 2004 al 38% del 2008.

Cioè, oggigiorno, più di un laureato (col massimo dei voti) su 3 se ne va al nord.

Come è possibile affrancarsi, librarsi, dal pietoso stato di arretratezza nel quale sguazziamo, quando buona parte dei nostri migliori cervelli spicca il volo verso altri lidi?

E' come se un paziente ricco ed in buona salute, succhiasse periodicamente sangue ad un poveraccio di sana costituzione ma debole ed affamato.

Benvenuti nell'era della TRASFUSIONE ETNICA.

martedì 14 luglio 2009

La merda che ci circonda

Ormai siamo nell'abisso.
E ne sono felice. Io masochista.
Non vedo più motivo di combattere. La battaglia è persa.
Cerco segni di vita dentro me.
Ma ormai, l'unico battito vitale che sento è condividere la merda che mi circonda.

Oggi siamo a Gerenzano (Varese).
Leggete il bollettino d'informazione pubblicato periodicamente dall'amministrazione comunale saldamente in mano ad un monocolore leghista.
Leggetelo.
E per piacere, abbiate il buongusto di vomitare.

Poi, per carità, ciascuno ritorni alle proprie miserie.

(immagine tratta dal sito www.repubblica.it)


venerdì 10 luglio 2009

Cosenza quarto mondo

C'è chi parla di città europea.

Chi di piccola Parigi.

Sarà...ma lo scorcio di Cosenza che si vede in questo video, a me ricorda le periferie del quarto mondo.

Buona visione.

p.s. errata corrige: la strada ripresa, non costeggia, come indicato nel video, il fiume "Crati", bensì il fiume "Busento". Pardon.


domenica 5 luglio 2009

Tasse ed imbecilli


(immagine tratta dal sito http://www.3click.tv)

Autostrada A3. Poi, da Caserta, autostrada A1.
Viaggio Cosenza - Bergamo.
Decidiamo con mia moglie di fare una sosta.
Mi sgranchisco le gambe, una pisciatina, il panino, rifornimento e via.
Vado alla cassa, fila lunga.
Che palle, penso. Mi concentro su un particolare: la maggioranza dei poveri cristi in fila non ha nulla in mano. Ah, già che stupido: se vuoi un muffin o un caffè, prima devi fare lo scontrino. La fila scorre. Mi avvicino. Ancora ce ne sono 5 o 6 prima di me. Ora ascolto quasi distintamente il dialogo cliente-cassiere.
No. Non erano panini, caffè, succhi di frutta. O almeno, non erano solo quelli. Accanto ad ogni ordinazione, la mano del cliente giunto dinanzi al cassiere si posa sempre su una scheda del Gratta e Vinci posta in bella mostra.
Il signore anziano, la mamma di 3 indiavolati bambini, il ragazzo proprio dinanzi a me. Tutti invasi dall'ansia di azzardare. Di vincere. Di dare una svolta a questa vita del cazzo. Ma non tramite il lavoro, l'impegno, l'abnegazione e le competenze...che, detto tra noi, effettivamente servono a poco.
Ed allora meglio affidarsi all'alea, alla fortuna, al culo.

Ora vi racconto una favoletta.
Nel 1993 gli italiani spesero per i giochi d'azzardo 6,67 miliardi di euro.
Poi, successe qualcosa. L'Italia DOVEVA entrare nella zona euro. Ma per essere accettati in questo esclusivo club servivano soldi, tanti soldi ("parametri di Maastricht"). Così, ci si scervellò sulla possibilità di avere un maggiore gettito fiscale senza aumentare le tasse. Pensa che ti ripensa, qualcuno ebbe un lampo di genio ricordando che esiste una tassa che la gente è disposta a pagare divertendosi pure: il gioco d'azzardo.
Bene! Disse quel qualcuno. Allora liberalizziamo, moltiplichiamo le frequenze delle giocate, inventiamoci nuovi giochi, insomma, disse sempre quel qualcuno: creiamo un'industria del gioco d'azzardo!
Le giocate settimanali del lotto arrivarono a 3, si introdussero nuovi giochi come il Totogol, il Totosei, il famoso SuperEnalotto, le Lotterie istantanee, le scommesse sportive, sino al gioco online 24 ore su 24.
A distanza di 14 anni da quella geniale intuizione, ecco il dato del 2007: i miliardi di euro spesi dagli italiani sono stati 42. E nel 2008 si stima siano stati addirittura 59.
In sintesi: gli italiani, ancora una volta, risposero all'unisono!

Solo che a quel qualcuno che nel 1993 fondò lo stato biscazziere, in realtà venne in mente una famosa frase di Camillo Benso Conte di Cavour: "il gioco d'azzardo legalizzato è la tassa degli imbecilli".
Proprio imbecilli, sì, soprattutto se si considera il fatto che la maggioranza delle persone che giocano d'azzardo sono quelle appartenenti ai ceti economicamente più sfavorevoli: casalinghe, pensionati, occupati precari
http://centrostudi.gruppoabele.org/gambling/?q=system/files/Conagga_ricerca_nazionale_2008.pdf

Ricapitolando: il gioco d'azzardo è una tassa, è versata volontariamente, colpisce chi è più povero ed in più è pagata col sorriso sulle labbra.

Insomma il qualcuno che fondò l'industria italiana del gioco d'azzardo ripose fiducia sull'imbecillità degli italiani e la disperazione dei ceti emarginati dallo sviluppo del turbocapitalismo.

E ne fu ripagato. Alla grande.

domenica 28 giugno 2009

Il mare, il sole e...la munnizza.

Incomincia la stagione estiva.
E la Calabria, come vedrete nel video postato in basso, si rifà il look per accogliere degnamente chi ci onorerà della sua presenza.
Buona visione a tutti.

mercoledì 24 giugno 2009

Il declino che ci meritiamo


(foto tratta dal sito http://aglioecipolla.com/)

Dopo avere fondato il suo impero economico con risorse finanziarie occulte;
dopo essere stato iscritto alla P2 di Gelli;
dopo avere avuto alle sue dipendenze un capo mafia;
dopo i mille sospetti di collusione con Cosa Nostra;
dopo essere sceso in campo per salvare le sue aziende dal fallimento;
dopo il caso All Iberian;
dopo la pletora di leggi ad personam;
dopo il lodo Alfano;
dopo il caso Mills;
dopo avere assommato in sè il controllo di quasi tutta l'informazione televisiva;
dopo le figuracce internazionali a catena;
dopo avere dirottato i fondi destinati al sud al finanziamento dell'abolizione dell'ICI anche per i super-ricchi; (rivolta a noi terroni e a quel 70% di abitanti del centro nord che ancora non hanno gettato il loro cervello nel cesso)
dopo i continui attacchi delegittimanti nei confronti del potere giudiziario;
dopo avere affermato che i magistrati sono persone "disturbate mentalmente";
dopo avere sprofondato l'Italia in un abisso di immoralità e cinismo;
dopo tutto questo....Berlusconi dovrebbe scomparire dalla scena politica italiana (e non) per essere andato a letto con qualche ambiziosa velina o vendicativa escort?
Berlusconi è il giusto e degno rappresentante del popolo italiano.
Anche nella sua (probabile?) caduta.

martedì 23 giugno 2009

Sulla 'ndrangheta a Cosenza

Il fenomeno 'ndrangheta nella provincia di Cosenza non deve essere nè sottovalutato nè ingigantito: esso deve essere compreso nella sua obiettiva dimensione.
Ed oggettivamente non si può non notare che se negli anni '80 la nostra 'ndrangheta poteva "fregiarsi" di personalità di spicco anche a livello extraregionale (si pensi a Pino, Perna, Sena, Muto, etc...tutti onorati "santisti" e chissà cos'altro), oggi essa è costituita da soggetti, magari più pericolosi e sanguinari, ma dallo spessore criminale certamente inferiore. Questa sorta di "declassamento" è sicuramente da accreditare alla meritoria azione giudiziaria che, con i famosi processi Missing, ha messo al gabbio un'intera generazione di malavitosi. Ma il punto decisivo è che tale azione, a differenza di quelle eseguite a danno dei sodalizi reggini, vibonesi, crotonesi o catanzaresi, è stata agevolata dalle DELAZIONI, e non di personaggi di secondo piano, bensì degli stessi "capibastone" (si pensi al pentimento, in primis, del capo dei capi cosentini Franco Pino). D'altra parte, questi "cambi di campo", continuano a susseguirsi tutt'oggi, se si pensa a quello del contabile (che dopo il capo è la figura + importante del "locale" di 'ndrangheta) di uno dei sodalizi attivi nella nostra città: Vincenzo De Dato http://www.calabrianotizie.it/2007/06/15/le-verit-di-dedato-su-missing-lex-contabile-dei-clan-esordisce-come-pentito-e-parla-anche-del-suo-passato-da-picciotto-carlo-mazzei-fu-ucciso-in/.
Si è mai avuta notizia del pentimento, non dico di un capo, ma solo di generici affiliati ai "locali" del resto della nostra regione? Io nn ne ho...presumibilmente si contano sulle dita di una sola mano. E tutto ciò, a mio avviso, a causa della sostanziale differenza storico-culturale esistente fra i gruppi malavitosi delle due aree predette: i capibastone reggini sono boss di 'ndrangheta, di quella vera, sorta proprio in quei territori più di un secolo e mezzo fa; i capibastone cosentini sono boss e basta, delinquenti che credono solo fino ad un certo punto al potere dell'organizzazione e privi di quella "memoria storica" propria di chi ha fra i suoi avi i progenitori di una mafia; uomini talmente imbevuti di subcultura mafiosa da esportarla in altri territori, giungendo persino a "creare" nuove mafie, come è successo a Giuseppe Rogoli (esponente dei Bellocco) che la notte di Natale del 1981 fondò la Sacra Corona Unita http://it.wikipedia.org/wiki/Sacra_corona_unita.
Ma i miei esempi non terminano qui: analizzando il report del 2° semestre 2008 della DIA (ed anche quelli precedenti), www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/semestrali.htm, emerge come le proiezioni extraterritoriali della mafia cosentina siano, allo stato, pressocchè trascurabili: non solo a livello di organizzazione (non si hanno notizie di intere famiglie di cosentini che hanno impiantato "locali" in territori extraregionali come hanno fatto i reggini, catanzaresi, vibonesi ed i crotonesi nelle regioni centro-settentrionali (Milano, Torino, Aosta, Bardonecchia (unico comune del nord sciolto per infiltrazione mafiosa), Buccinasco, Reggio Emilia (con la colonia dei cutresi): si ascolti a proposito la puntata di "RossoScarlatto" andata in onda su Radio3 domenica 15 giugno 2009 con l'intervista al giornalista Bruno De Stefano autore del libro "La penisola dei mafiosi", http://www.radio.rai.it/player/player.cfm?Q_CANALE=http://www.radio.rai.it/radio3/rossoscarlatto/archivio_2009/audio/rossoscarlatto2009_06_14.ram)) ma, dicevo, anche a livello di partecipazione alle rotte internazionali, quelle importanti, del traffico di stupefacenti.
Così come il controllo sul territorio cosentino, da parte della mafia nostrana, è forte, molto forte, ma non oppressivo come in altre aree del sud: uno studio della Confesercenti basato su indagini anonime sui propri iscritti, pubblica la cosiddetta MAPPA DEL PIZZO, www.confesercenti.it/documenti/allegati/2007pizzo.pdf, la quale assegna ad ogni provincia italiana il colore rosso, arancione, giallo o grigio per indicare l'intensità e pervasività delle richieste estorsive (rispettivamente: a tappeto, saltuarie, una tantum, assenti). Tale studio classifica la provincia di Cosenza come unica provincia della Calabria a livello "arancione" insieme a province come Benevento, Avellino, Potenza, Matera, notoriamente le zone più tranquille del sud. E non solo: se si scarica anche il documento di sintesi per la stampa www.confesercenti.it/documenti/allegati/2007sintstamp.doc, si noti che nel capitolo RISCHIO USURA addirittura Cosenza appaia al penultimo posto fra 25 province del centro sud! (quando invece qui nella nostra città è famoso il ritornello "...a Cosenza il vero male è l'usura!").
Da ricordare, inoltre, lo studio dell'Eurispes, www.antimafiaduemila.com/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=138&Itemid=51, nel quale, oltre ad essere esposti interessantissimi dati sulla potenza economica della 'ndrangheta calabrese, si assegna ad ogni provincia meridionale un parametro denominato "indice di penetrazione mafiosa" IPM il quale ha l'ambizione di sintetizzare in un unico numero l'importanza della penetrazione delle mafie all'interno dei rispettivi tessuti sociali locali: Cosenza ha un valore dell'IPM che la colloca a metà classifica. Sebbene l'uso di indici sintetici sia criticabile per diversi motivi, i risultati sembrano più o meno ragionevoli e rispondenti a quelle che sembrano le osservanze empiriche (destano un pò di meraviglia solo le basse posizioni di Vibo Valentia e Foggia che meriterebbero posizioni ben più alte, come dimostrato dal numero enorme di delitti mafiosi in rapporto alle rispettive popolazioni, riportate, per queste due province nei report della DIA richiamati in precedenza).
In conclusione, non si fraintenda lo scopo del mio intervento: che non è quello di sminuire l'importanza di un fenomeno, ma di analizzarne l'oggettiva portata. La mafia cosentina, almeno a livello militare, oggi è di gran lunga la più debole della Calabria, e solo di livello medio nel mezzogiorno. Quello che preoccupa, invece, è il riciclaggio di denaro che i boss, quelli grossi, della 'ndrangheta reggina e vibonese, stanno eseguendo in accordo con imprenditori nostrani, come denunciato dal pm della Procura nazionale antimafia LE DONNE.
E' su questo punto che a Cosenza, a mio parere, ci si dovrebbe concentrare seriamente.