domenica 28 giugno 2009

Il mare, il sole e...la munnizza.

Incomincia la stagione estiva.
E la Calabria, come vedrete nel video postato in basso, si rifà il look per accogliere degnamente chi ci onorerà della sua presenza.
Buona visione a tutti.

mercoledì 24 giugno 2009

Il declino che ci meritiamo


(foto tratta dal sito http://aglioecipolla.com/)

Dopo avere fondato il suo impero economico con risorse finanziarie occulte;
dopo essere stato iscritto alla P2 di Gelli;
dopo avere avuto alle sue dipendenze un capo mafia;
dopo i mille sospetti di collusione con Cosa Nostra;
dopo essere sceso in campo per salvare le sue aziende dal fallimento;
dopo il caso All Iberian;
dopo la pletora di leggi ad personam;
dopo il lodo Alfano;
dopo il caso Mills;
dopo avere assommato in sè il controllo di quasi tutta l'informazione televisiva;
dopo le figuracce internazionali a catena;
dopo avere dirottato i fondi destinati al sud al finanziamento dell'abolizione dell'ICI anche per i super-ricchi; (rivolta a noi terroni e a quel 70% di abitanti del centro nord che ancora non hanno gettato il loro cervello nel cesso)
dopo i continui attacchi delegittimanti nei confronti del potere giudiziario;
dopo avere affermato che i magistrati sono persone "disturbate mentalmente";
dopo avere sprofondato l'Italia in un abisso di immoralità e cinismo;
dopo tutto questo....Berlusconi dovrebbe scomparire dalla scena politica italiana (e non) per essere andato a letto con qualche ambiziosa velina o vendicativa escort?
Berlusconi è il giusto e degno rappresentante del popolo italiano.
Anche nella sua (probabile?) caduta.

martedì 23 giugno 2009

Sulla 'ndrangheta a Cosenza

Il fenomeno 'ndrangheta nella provincia di Cosenza non deve essere nè sottovalutato nè ingigantito: esso deve essere compreso nella sua obiettiva dimensione.
Ed oggettivamente non si può non notare che se negli anni '80 la nostra 'ndrangheta poteva "fregiarsi" di personalità di spicco anche a livello extraregionale (si pensi a Pino, Perna, Sena, Muto, etc...tutti onorati "santisti" e chissà cos'altro), oggi essa è costituita da soggetti, magari più pericolosi e sanguinari, ma dallo spessore criminale certamente inferiore. Questa sorta di "declassamento" è sicuramente da accreditare alla meritoria azione giudiziaria che, con i famosi processi Missing, ha messo al gabbio un'intera generazione di malavitosi. Ma il punto decisivo è che tale azione, a differenza di quelle eseguite a danno dei sodalizi reggini, vibonesi, crotonesi o catanzaresi, è stata agevolata dalle DELAZIONI, e non di personaggi di secondo piano, bensì degli stessi "capibastone" (si pensi al pentimento, in primis, del capo dei capi cosentini Franco Pino). D'altra parte, questi "cambi di campo", continuano a susseguirsi tutt'oggi, se si pensa a quello del contabile (che dopo il capo è la figura + importante del "locale" di 'ndrangheta) di uno dei sodalizi attivi nella nostra città: Vincenzo De Dato http://www.calabrianotizie.it/2007/06/15/le-verit-di-dedato-su-missing-lex-contabile-dei-clan-esordisce-come-pentito-e-parla-anche-del-suo-passato-da-picciotto-carlo-mazzei-fu-ucciso-in/.
Si è mai avuta notizia del pentimento, non dico di un capo, ma solo di generici affiliati ai "locali" del resto della nostra regione? Io nn ne ho...presumibilmente si contano sulle dita di una sola mano. E tutto ciò, a mio avviso, a causa della sostanziale differenza storico-culturale esistente fra i gruppi malavitosi delle due aree predette: i capibastone reggini sono boss di 'ndrangheta, di quella vera, sorta proprio in quei territori più di un secolo e mezzo fa; i capibastone cosentini sono boss e basta, delinquenti che credono solo fino ad un certo punto al potere dell'organizzazione e privi di quella "memoria storica" propria di chi ha fra i suoi avi i progenitori di una mafia; uomini talmente imbevuti di subcultura mafiosa da esportarla in altri territori, giungendo persino a "creare" nuove mafie, come è successo a Giuseppe Rogoli (esponente dei Bellocco) che la notte di Natale del 1981 fondò la Sacra Corona Unita http://it.wikipedia.org/wiki/Sacra_corona_unita.
Ma i miei esempi non terminano qui: analizzando il report del 2° semestre 2008 della DIA (ed anche quelli precedenti), www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/semestrali.htm, emerge come le proiezioni extraterritoriali della mafia cosentina siano, allo stato, pressocchè trascurabili: non solo a livello di organizzazione (non si hanno notizie di intere famiglie di cosentini che hanno impiantato "locali" in territori extraregionali come hanno fatto i reggini, catanzaresi, vibonesi ed i crotonesi nelle regioni centro-settentrionali (Milano, Torino, Aosta, Bardonecchia (unico comune del nord sciolto per infiltrazione mafiosa), Buccinasco, Reggio Emilia (con la colonia dei cutresi): si ascolti a proposito la puntata di "RossoScarlatto" andata in onda su Radio3 domenica 15 giugno 2009 con l'intervista al giornalista Bruno De Stefano autore del libro "La penisola dei mafiosi", http://www.radio.rai.it/player/player.cfm?Q_CANALE=http://www.radio.rai.it/radio3/rossoscarlatto/archivio_2009/audio/rossoscarlatto2009_06_14.ram)) ma, dicevo, anche a livello di partecipazione alle rotte internazionali, quelle importanti, del traffico di stupefacenti.
Così come il controllo sul territorio cosentino, da parte della mafia nostrana, è forte, molto forte, ma non oppressivo come in altre aree del sud: uno studio della Confesercenti basato su indagini anonime sui propri iscritti, pubblica la cosiddetta MAPPA DEL PIZZO, www.confesercenti.it/documenti/allegati/2007pizzo.pdf, la quale assegna ad ogni provincia italiana il colore rosso, arancione, giallo o grigio per indicare l'intensità e pervasività delle richieste estorsive (rispettivamente: a tappeto, saltuarie, una tantum, assenti). Tale studio classifica la provincia di Cosenza come unica provincia della Calabria a livello "arancione" insieme a province come Benevento, Avellino, Potenza, Matera, notoriamente le zone più tranquille del sud. E non solo: se si scarica anche il documento di sintesi per la stampa www.confesercenti.it/documenti/allegati/2007sintstamp.doc, si noti che nel capitolo RISCHIO USURA addirittura Cosenza appaia al penultimo posto fra 25 province del centro sud! (quando invece qui nella nostra città è famoso il ritornello "...a Cosenza il vero male è l'usura!").
Da ricordare, inoltre, lo studio dell'Eurispes, www.antimafiaduemila.com/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=138&Itemid=51, nel quale, oltre ad essere esposti interessantissimi dati sulla potenza economica della 'ndrangheta calabrese, si assegna ad ogni provincia meridionale un parametro denominato "indice di penetrazione mafiosa" IPM il quale ha l'ambizione di sintetizzare in un unico numero l'importanza della penetrazione delle mafie all'interno dei rispettivi tessuti sociali locali: Cosenza ha un valore dell'IPM che la colloca a metà classifica. Sebbene l'uso di indici sintetici sia criticabile per diversi motivi, i risultati sembrano più o meno ragionevoli e rispondenti a quelle che sembrano le osservanze empiriche (destano un pò di meraviglia solo le basse posizioni di Vibo Valentia e Foggia che meriterebbero posizioni ben più alte, come dimostrato dal numero enorme di delitti mafiosi in rapporto alle rispettive popolazioni, riportate, per queste due province nei report della DIA richiamati in precedenza).
In conclusione, non si fraintenda lo scopo del mio intervento: che non è quello di sminuire l'importanza di un fenomeno, ma di analizzarne l'oggettiva portata. La mafia cosentina, almeno a livello militare, oggi è di gran lunga la più debole della Calabria, e solo di livello medio nel mezzogiorno. Quello che preoccupa, invece, è il riciclaggio di denaro che i boss, quelli grossi, della 'ndrangheta reggina e vibonese, stanno eseguendo in accordo con imprenditori nostrani, come denunciato dal pm della Procura nazionale antimafia LE DONNE.
E' su questo punto che a Cosenza, a mio parere, ci si dovrebbe concentrare seriamente.